Cenide e Ceneo

Mi piace ricordare questo breve e secondario mito per due motivi: – primo perché il nome della protagonista è legato a doppia mandata alla mia città di origine, situata sullo stretto di Messina;21 –  secondo perché il tema di questo mito è di grande attualità. Come tante altre volte, la mitologia, che proprio per questo mi ha affascinato fin da bambino, riesce a precorrere i tempi, anche di millenni. Veniamo al mito. Poseidone giacque, tanto per cambiare, con una bellissima Ninfa, Cenide appunto, figlia probabilmente di un Lapita, appartenente cioè a un popolo della Tessaglia, imparentato con i Centauri. Nettuno, alla fine probabilmente rimasto soddisfatto della Ninfa, le chiese che cosa avrebbe gradito come dono d’amore. “Trasformami in un guerriero invincibile. Sono stufa di essere una donna” disse lei perentoria. Certo, la donna nelle società antiche, e quella greca non faceva eccezione, non godeva di una buona posizione sociale, essendo una specie di proprietà, prima del padre e poi del marito. Non aveva nessun ruolo sostanziale, e, a parte alcune eccezioni come le Etere, donne molto simili alle Geishe,22 era relegata tutto il giorno nel gineceo. Quindi, a parte le implicazioni femministiche, il tutto poteva starci. Ma attenzione: Cenide chiese di essere trasformata in un “guerriero invincibile”. Non le bastava diventare un uomo, voleva avere un ruolo preminente. Poseidone acconsentì e la bellissima Cenide divenne Ceneo (anche se non ci guadagnò molto), e in breve cominciò a guidare, vittoriosamente, eserciti in battaglia. I Lapiti, una popolazione leggendaria della Tessaglia, presto lo elessero re, forza della meritocrazia! Addirittura il mito parla di un figlio, Cozono generato, non ci è dato di sapere se con la componente maschile o con un semplice parto naturale. Cozono, parecchi anni dopo, sarebbe stato ucciso da Eracle (non so trovare un significato in questo, se non pensare che gli dei non accettassero un figlio generato artificialmente, ma forse mi sbaglio). Nella sua nuova condizione e accecato dal suo potere tirannico, Ceneo piantò una lancia nel centro dell’agorà22 bis e costrinse i suoi concittadini a sacrificare a questa lancia, come se fosse una divinità. Questo, naturalmente, colmò la misura. Va bene chiedere di cambiare sesso, va bene diventare re e va anche bene vincere battaglie e trasformarsi in tiranno, ma addirittura costringere i cittadini a sacrificare non agli dei, ma a una lancia, che simbolicamente faceva riferimento a Ceneo, questo era troppo. Zeus, offeso dall’arroganza di Ceneo, istigò i Centauri a ucciderlo. I Centauri non erano certo delle verginelle e con i Lapiti non correva buon sangue. Alle nozze di Piritoo (non ridete per il nome, era un grande eroe al pari di Teseo e di Eracle, dei quali era amico) scoppiò la scintilla. I Centauri attaccarono briga e cercarono di uccidere Ceneo. Quest’ultimo a sua volta, visto che le lame e le frecce rimbalzavano sulla sua pelle per la faccenda dell’invulnerabilità datagli da Poseidone, uccise cinque o sei degli assalitori. I Centauri a questo punto cambiarono tattica. Lo stordirono a furia di colpi di tronco diretti alla testa e poi lo seppellirono sotto una catasta di tronchi, così Ceneo morì soffocato. C’è sempre un modo per rimediare agli errori! Un indovino vide un uccello grigio abbandonare la catasta, e interpretò quel volo come lo spirito di Ceneo, che abbandonava il suo corpo. Dopo un tempo congruo, la catasta di legna fu rimossa, e quando furono officiate le esequie funebri si constatò che il corpo di Ceneo aveva ripreso sembianze femminili. In questo mito, breve e intenso, noi possiamo trovare svariati temi. Da una parte una ninfa bellissima, che approfitta del favore di un dio un po’ leggero per fare qualcosa che fino a una quarantina di anni fa era impensabile, cioè cambiare sesso. Nel mito ci riesce e, come detto, non è in un uomo comune che Cenide vuole essere trasformata, ma in un guerriero invincibile. Poseidone, non più comparso nel mito, si è reso conto di cosa sarebbe successo? Probabilmente non aveva capito che quello che divorava Cenide era l’ambizione, che non ha sesso e alberga nei cuori o forse nelle menti di uomini e donne senza distinzioni. L’ambizione, in quel tempo, probabilmente non avrebbe avuto gli stessi risultati se Ceneo fosse rimasto Cenide. Ma come spesso vediamo, questo sentimento deve confrontarsi con limiti temporali e sociali e quasi mai è un buon consigliere. Oltre all’ambizione, qui abbiamo anche un tema di grande attualità oggi. Non voglio usare il termine transgender, che a dir poco mi fa antipatia, ma qui in maniera prosaica parliamo di chi non è contento della sua condizione umana. Maschi che si sentono femmine e femmine che vorrebbero essere maschi. Senza fare troppa filosofia, queste sono condizioni che si sono verificate da sempre e in ogni società. La religione e le società più o meno civili le hanno osteggiate con ogni mezzo. Non sono riuscite a estirparle dal cuore di queste/i “infelici” neanche la santa inquisizione, i regimi sovietici, ma neanche quei santarellini democratici degli inglesi o degli americani, che punivano l’omosessualità fino a pochi decenni fa con la morte (un esempio per tutti l’inglese Alan Turing, autore dell’omonimo teorema e uno dei decifratori della macchina Enigma). Oggi l’omosessualità è punita in molti stati arabi e in tanti altri stati del mondo. Che cos’è che fa così paura ai governanti? Non so rispondere a questa domanda, posso azzardare qualche ipotesi. Forse si teme che comunità, così disinibite, possano ledere alcune leadership? Sì e no. A mio parere il fenomeno, in occidente, ha raggiunto limiti di guardia. Volendo soltanto esprimere un parere, mi sento di dire che la facilità chirurgica od ormonale con cui oggi si passa da un sesso all’altro può avere le stesse valenze di quelle che nel mito Poseidone ha usato sventatamente per Cenide, e può provocare molti più danni di quanti ne risolve.

Cenides, Miti greci e dintorni YCP 204

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Antonino Salzone nasce nel 1957 a Villa San Giovanni. Si laurea in Medicina nel 1982 con il massimo dei voti all’Universita’ di Messina.
Successivamente si specializza in Ostetricia e Ginecologia all’Universita’ di Bari. Ha lavorato come ginecologo in una decina di strutture ospedaliere in Italia e all’estero. Da circa un decennio, da autodidatta si e’ dedicato alla decorazione di ceramiche artistiche. Pseudonimo: Μεθρον (Metron) che in greco indica equilibrio, misura.
Andato in pensione nel 2021 si e’ dedicato alla sua vera passione: la storia greco-romana. E’ appena uscito nel 2024 il primo volume di una trilogia, dedicata all’antica Grecia: “Miti greci e dintorni” per YCP. Dello stesso autore: Gli dei dell’Olimpo e non solo, Flauti di guerra che completa la trilogia dedicata all’antica Grecia e Il ragazzo di Ellis Island una appassionante storia di emigrazione italiana tutti editi da YCP, 2025. Esercita ancora la professione privatamente e vive a Tarquinia.

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