Diomede

Diomede… per me il più forte di tutti! Egli nacque da Tideo, principe di Caledonio, e Deipile. Per questo nell’Odissea viene chiamato Tidite. Tideo cadde nella spedizione contro Tebe. Lui stesso anni più tardi partecipò alla spedizione degli Epigoni che riconquistarono Tebe (vi risparmio i particolari non proprio edificanti della epopea). Era re di Argo avendo sposato la figlia del re, Egialea, della quale era perdutamente innamorato. Prese parte alla spedizione contro Troia con ottanta navi e si dimostrò fra i più valorosi al pari di Achille e Aiace Telamonio (il gigante, re di Salamina). Io lo giudico il più completo fra i tre, perché al coraggio sconsiderato di Achille e alla forza bruta di Aiace aggiungeva una perseveranza e una determinazione uniche. Nell’Iliade si racconta che partecipò a diversi combattimenti con molti eroi troiani come Paride ed Enea. Addirittura, affrontò e ferì Afrodite (Venere) e Ares (Marte, dio della guerra). Adesso vi racconto come è andata. Gli dei scendevano in campo invisibili ai mortali, in supporto ai loro protetti. Atena, che proteggeva spudoratamente Diomede e i Greci in genere, gli donò la possibilità di togliersi il velo, che copriva la vista degli dei in campo. Così il re di Argo ferì Afrodite e anche il suo compagno Ares, che era accorso in suo aiuto, e li mise in fuga. Marte fu ferito a un fianco (ambedue erano venuti in aiuto di Paride). Afrodite, come vedremo, si ricorderà di questa vicenda e questo coraggio costerà caro al nostro eroe. Diomede partecipò a diverse imprese durante la guerra. La più famosa la compì insieme all’astuto Odisseo (i due erano legatissimi). Il Palladio era una statua di Atena caduta dal cielo per volere di Zeus e rappresentava una donna che teneva nella mano destra una lancia e nella sinistra il fuso e la rocca (strumento per tessere). Si diceva che fosse Atena, altri dicevano che rappresentasse Pallante, una sua amica che lei stessa aveva ucciso per sbaglio. Fatto sta che una profezia diceva che, se la statua fosse uscita dalla città, Troia sarebbe caduta. I troiani ne fecero diverse copie, ma il servizio informativo dei Greci la individuò. Forse ci fu lo zampino di Elena, ma in ogni caso i due eroi a rischio della vita si introdussero in città nottetempo e trafugarono il simulacro. Eravamo già nel nono anno di guerra e non c’erano segni di cedimento da parte dei troiani. Nell’Iliade si racconta che Diomede e Ulisse, partiti per l’impresa grandi amici, al loro ritorno non si parlarono più. Del Palladio inoltre si persero le tracce. Qualcuno parla di un tentativo abortito da parte di Ulisse di uccidere sulla via del ritorno Diomede, per prendersi tutto il merito (visto il tipo ci potrebbe stare!). Diomede partecipò alla caduta di Troia, ma si astenne da comportamenti scorretti. Giunse il momento del ritorno e anche lui, con le sue navi, intraprese la anelata rotta per Argo. Ma Afrodite non si era dimenticata di lui. Indusse la moglie di Diomede, Egialea, a innamorarsi di un giovane e a tramare contro di lui. Diomede arrivò sulla spiaggia di Argo, che è nel Peloponneso, su un’altura poco distante dal mare. Mise le navi alla cappa e inviò Stenelo, suo auriga e luogotenente, in avanscoperta. Stenelo tornò all’imbrunire e, con il viso scuro, riferì che molte donne, compresa la sua, avevano tradito e che il ritorno in città sarebbe stato pericoloso e avrebbe comportato una strage. “Dieci anni sono lunghi,” rifletté Diomede “e tutto questo probabilmente è il volere degli dei.” Convocò un’assemblea generale e diede la possibilità a chi voleva restare di prendere la propria parte di bottino e un certo numero di navi, raccomandando loro di stare uniti e attenti. Salpò con la metà circa dei compagni e si diresse verso l’Etolia. In verità non aveva una meta precisa. Vagò verso nord fermandosi in più punti dell’Adriatico, fondando diverse città (Ancona è una di queste), e insegnando alle popolazioni a domare i cavalli e a coltivare l’ulivo e la vite. Qualche anno dopo, lo prese la frenesia di tornare ad Argo, ma una tempesta lo fece naufragare sulle coste della Daunia, l’odierna Puglia. Qui fondò Brindisi, Manfredonia, Vieste, e altre città. Il re dei Dauni gli diede in moglie la figlia Evippe e qui l’Eroe degli Eroi si fermò fino alla morte. Fu seppellito in una delle Isole Tremiti, che anticamente erano dette Diomedee. Un eroe a tutto tondo. Prima vendica il padre Tideo, portando a compimento quello che a lui non era riuscito (i sette contro Tebe) e poi addirittura affronta e costringe alla fuga due divinità, Venere madre di Enea e nientemeno che Marte (il dio della guerra!), che devono battere in ritirata. E voi mi parlate di Achille o di Aiace!? Neanche per sogno. E poi vogliamo parlare del Palladio? Un’impresa degna degli incursori della Marina. Io vorrei chiedervi una cosa: quanti di noi, essendo possessori di questi attributi, rinuncerebbero al ritorno a casa per evitare una strage, dopo dieci anni di guerra!?Vi rispondo io, solo un Eroe Giusto! E di questi ne conoscete molti? Io pochissimi, e quindi… Devo però dirvi che il Sommo Dante non è di questa opinione e colloca Diomede nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio dell’inferno insieme a quel briccone di Odisseo, con il quale aveva compiuto le imprese più rischiose compreso il furto del Palladio. Lo meritarono, per Dante, per essere stati astuti e ingannevoli,(il cerchio era quello dei consiglieri fraudolenti). La cosa non mi trova d’accordo perlomeno per Diomede. Ma tant’è!

da: Miti greci e dintorni.

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Antonino Salzone nasce nel 1957 a Villa San Giovanni. Si laurea in Medicina nel 1982 con il massimo dei voti all’Universita’ di Messina.
Successivamente si specializza in Ostetricia e Ginecologia all’Universita’ di Bari. Ha lavorato come ginecologo in una decina di strutture ospedaliere in Italia e all’estero. Da circa un decennio, da autodidatta si e’ dedicato alla decorazione di ceramiche artistiche. Pseudonimo: Μεθρον (Metron) che in greco indica equilibrio, misura.
Andato in pensione nel 2021 si e’ dedicato alla sua vera passione: la storia greco-romana. E’ appena uscito nel 2024 il primo volume di una trilogia, dedicata all’antica Grecia: “Miti greci e dintorni” per YCP. Dello stesso autore: Gli dei dell’Olimpo e non solo, Flauti di guerra che completa la trilogia dedicata all’antica Grecia e Il ragazzo di Ellis Island una appassionante storia di emigrazione italiana tutti editi da YCP, 2025. Esercita ancora la professione privatamente e vive a Tarquinia.

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