E ora una bella storia che ho scoperto da poco grazie a un film del 2024 diretto da Tyler Perry. È la storia dimenticata del battaglione 6888 composto da 855 donne soldato afroamericane dell’esercito USA nel secondo conflitto mondiale. L’addestramento del battaglione era stato affidato a un’altra donna di colore, ma fatta d’acciaio, l’allora capitano poi tenente colonnello Charity Edna Adams. Eleanor Roosevelt moglie del Presidente degli Stati uniti nel 1944 era venuta a conoscenza di un enorme problema che attanagliava l’America: la corrispondenza fra i soldati al fronte e le famiglie si era bloccata da mesi e l’angoscia pervadeva le famiglie che non avevano notizie dei propri cari. Stesso discorso per i soldati il cui morale era a pezzi. I vertici militari furono allertati e probabilmente già conoscevano il problema, ma lo avevano sottovalutato. Si decise di mandare in Europa il Btg.6888 del Women’s Army Corps e specificatamente a Birmingham in missione top secret. Arrivate, dopo un viaggio allucinante, in Inghilterra si resero conto della difficoltà del compito che avevano davanti. Furono alloggiate in una scuola cadente e la posta di cui dovevano occuparsi riempiva una decina di hangars fino al tetto. Ma erano donne tenaci e coraggiose e si rimboccarono le maniche. I vertici militari diedero loro sei mesi di tempo, ma loro ce ne misero tre. Dovettero affrontare il pregiudizio doppio di essere donne e di essere nere. Nessuno disse loro grazie e appena finito l’improbo compito le trasferirono a Rouen in Francia con altre montagne di lettere e pacchi da smaltire. Si fecero onore anche qui e non appena il sistema si sbloccò cominciarono i problemi con i pacchi alimentari. La fame era tanta e durante lo smistamento la maggior parte veniva rubata. Le spostarono a Parigi e altri si presero i meriti del loro lavoro. Nessun encomio, nessuna menzione, furono rimpatriate nel 1946 e il battaglione 6888 fu sciolto. Ma come si dice e non è solo un detto: il tempo è galantuomo e nel 2018 in Kansas a Fort Leavenworth fu loro dedicato un monumento. Erano presenti cinque di loro sopravvissute più che novantenni. Poi finalmente molti articoli e il bel film. Beh una bella storia di coraggio e resilienza!
Libero adattamento dell’Autore.


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