Dopo due libri dedicati alla mitologia, mi è sembrato giusto dedicarne un terzo alla storia delle poleis greche e delle colonie, da loro fondate nell’odierna Italia meridionale. Ho cercato di fotografarle, sperando di esserci riuscito, nei momenti salienti della loro storia, che vanno da VI al III secolo a.C.  Da allora in poi la “grecità” scomparve per cedere il passo a Roma e ai Romani, che conquistarono questi luoghi fisicamente, per essere poi conquistati a loro volta dalla cultura, dall’arte e dalle lettere greche. Per fare questo ho usato le mie appena sufficienti cognizioni storiche e una buona dose di fantasia.       Al momento non so ancora se ci sarà una storia dedicata ai macedoni, ma se la vedrete vorrà dire, che ho deciso in quel senso (forse Alexander Megalè se la merita). L’opera è divisa in novelle, che si svolgono in città della Grecia e della cosiddetta Magna Grecia, ricche di storia e di vicende, politiche e non.                                 Certo è che durante quei secoli, il bacino del Mediterraneo era il centro della civiltà umana, per culto, per filosofia, per lingua, per scienze, in una parola per cultura.        Si parlava la stessa lingua e si adoravano gli stessi dei. A un certo punto, la Grecia non poteva più dare nutrimento a tutti i suoi figli e visto che le poleis erano perennemente in guerra tra di loro, ebbe inizio una migrazione verso ovest cioè soprattutto verso l’Italia e la Sicilia. Intraprendere un viaggio del genere, per i mezzi dell’epoca, era come sarebbe oggi, partire per la Luna o per Marte. Non c’era nessuna certezza di arrivare e dove arrivare. Gli equipaggi erano costituiti da avventurieri e anche da avanzi di galera che, senza donne, si mettevano in mare alla ricerca di un futuro migliore. Erano capitanati da un “ecista”, che doveva scegliere il luogo dove fermarsi e il tutto avveniva spesso a scapito delle popolazioni autoctone e non sempre pacificamente. Tutto questo avvenne fra l’VIII e il V secolo a.C.  Le poleis originarie erano dette “metropoli” e quelle fondate, pur mantenendo un legame forte con la madrepatria, acquisivano presto identità e indipendenza senza però chiudere i rapporti con le poleis fondatrici. I coloni dovevano trovare terre fertili, porti naturali a ridosso dai venti ostili e donne per perpetuare la stirpe.  Il tutto avveniva, non prima di aver consultato gli oracoli, per chiedere lumi sull’impresa. Emblematico il caso di Archia di Corinto e di Miscello, dalle lunghe spalle (era gobbo), che furono interrogati dai sacerdoti di Apollo a Delfi, se cercassero ricchezze piuttosto che salute. Archia scelse subito le ricchezze e fondò Siracusa, che diventò una delle poleis più fiorenti del mediterraneo. Miscello fu invitato a fondare Kroton diventata poi nota per la salubrità dei luoghi, per la bellezza delle sue donne e la forza dei suoi uomini. I Greci chiamavano le terre a ovest, colonie e queste ultime comprendevano prevalentemente l’Italia meridionale e la Sicilia. Successivamente, questi territori furono chiamati Magna Grecia (probabilmente furono i Romani). Vi voglio raccontare un episodio occorsomi qualche decennio fa, quando lavoravo a Londra. In una domenica qualsiasi, mi recai al British Museum, che era ed è ancora gratuito, per visitare la sezione, peraltro bellissima, dedicata alla Magna Grecia. Mi accorsi, con disappunto, che sullo stipite dell’entrata era scritta una frase che non condividevo:” Magna Grecia. Magna, probably for the dimension of the country”.   Da buon calabrese di Rhegion presi carta e penna (era il 1989) e scrissi tutte le mie perplessità in una lettera, che indirizzai al Direttore del British Museum. Non potete immaginare quale fu la mia sorpresa, quattro giorni dopo, nel vedermi recapitare la risposta che recitava così:” Dear Sir, it’s written probably, not certainly. Cordiali saluti ecc.”. La mia protesta era stata trattata dal direttore con algida ipocrisia, ma mi aveva risposto. Non so quale direttore di museo in Italia si sarebbe preso la briga di farlo. Questo aneddoto solo per esprimere il rammarico per come nel Sud Europa vengono trattate antichità e reperti che ad altre latitudini avrebbero miglior sorte. Sono i nostri antenati, le nostre radici e quelle del mondo occidentale. Rappresentano uno splendore culturale che appartenne a un’epoca unica e forse irripetibile, eguagliata solo dal Rinascimento italiano. Immaginate solo cosa avrebbe potuto fare Pitagora o Leonardo da Vinci con un PC a disposizione. Forse niente o chissà? Certo, è solo quello che ci hanno lasciato e questo ci basti[U1] !                                                    E dato che solo il ricordo rende immortali vedete voi cosa ci aspetta!                             Non potevo iniziare questa serie di novelle dedicate alle poleis della Grecia e di quelle delle sue colonie, che con la più famosa, culla della democrazia e non solo. Ecco a Voi miei lettori, la splendida Atene, città di tante di quelle cose che ometto di citarle…….

Mi sono permesso di citare l’introduzione del mio ultimo libro : Flauti di guerra. Storie di Grecia e di Magna Grecia in uscita entro novembre e che troverete su Amazon. Allora il suono dei flauti simile alle odierne fanfare aveva il compito di galvanizzare la falange in battaglia e al contempo quello di terrorizzare gli avversari


 [U1]

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Antonino Salzone nasce nel 1957 a Villa San Giovanni. Si laurea in Medicina nel 1982 con il massimo dei voti all’Universita’ di Messina.
Successivamente si specializza in Ostetricia e Ginecologia all’Universita’ di Bari. Ha lavorato come ginecologo in una decina di strutture ospedaliere in Italia e all’estero. Da circa un decennio, da autodidatta si e’ dedicato alla decorazione di ceramiche artistiche. Pseudonimo: Μεθρον (Metron) che in greco indica equilibrio, misura.
Andato in pensione nel 2021 si e’ dedicato alla sua vera passione: la storia greco-romana. E’ appena uscito nel 2024 il primo volume di una trilogia, dedicata all’antica Grecia: “Miti greci e dintorni” per YCP. Dello stesso autore: Gli dei dell’Olimpo e non solo, Flauti di guerra che completa la trilogia dedicata all’antica Grecia e Il ragazzo di Ellis Island una appassionante storia di emigrazione italiana tutti editi da YCP, 2025. Esercita ancora la professione privatamente e vive a Tarquinia.

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