Avrei fatto un grosso torto alle mie origini Villesi, non raccontando, in questo volume di Novelle Greche e della Magna Grecia, una storia ambientata a Rhegion e quindi rimedio subito. Il territorio occupato nell’VIII secolo da coloni calcidesi e messenici era già abitato da popoli autoctoni. Del mito fanno parte: Aschenez, Giocasto figlio di Eolo, che era re di un territorio che abbracciava la fascia tirrenica, da Reggio fin quasi alla Campania e che morì morso da un serpente. Un altro mito della fondazione fa capo nientemeno che a Eracle, di ritorno da una delle sue fatiche in Iberia, con i buoi di Gerione sulle spalle. I coloni greci che vi approdarono provenivano dall’isola Eubea (1), precisamente dalla polis di Calcide, che in seguito a una guerra persa con la città rivale di Eretria erano stati costretti a emigrare verso ovest. Altri storici parlano di una carestia, ma in ogni caso i calcidesi accompagnati da un piccolo contingente di messeni si diressero verso ovest. Neanche loro omisero di chiedere consiglio all’oracolo di Delfi. La Pizia disse ai questuanti che, alla foce di un fiume, dove avessero trovato una femmina avvinghiata a un maschio, lì avrebbero dovuto fondare la loro città. Gli esuli arrivarono a Punta Calamizzi (2) alla foce del fiume Apsias (3) e videro una vite abbarbicata a un fico selvatico. Capirono che quello era il luogo del loro destino e lo chiamarono Rhegion, che in greco significa “rompere”, per la natura dello stretto, che rompeva l’unità del continente. Questo avveniva, anno più anno meno, nella primavera/estate del 730 a.C. e come tutti gli altri coloni greci anche loro dovettero fare i conti con le popolazioni locali, non sempre accoglienti e con le condizioni geografiche. Non avevano donne al seguito e servivano soprattutto quelle, per assicurarsi una discendenza. Rhegion fu la prima colonia calcidese in occidente, preceduta da Pithecusa, fondata qualche anno prima, da altri coloni calcidesi sull’isola di Ischia. Nei decenni successivi la polis si affermò, vista la posizione favorevole, nei commerci. Fu governata da un Egemone e da un’assemblea dei mille, composta da aristocratici. Caronda dotò Rhegion, prima fra le poleis greche di Occidente, di un sistema legislativo organicamente costituito. La città crebbe con Zancle, altra colonia calcidese, situata sull’altra sponda dello stretto. Ma i pericoli erano altrove. Gli etruschi imperversavano sul Tirreno e Siracusa, sempre più potente, aveva mire espansionistiche sullo stretto. Per non parlare di Locri Epizefiri che Reggio aveva supportato nella battaglia della Sagra contro l’aggressiva Kroton, ma che da allora in poi era diventata inspiegabilmente ostile a Rhegion e alleata di Siracus. Questo era lo scenario all’inizio del V secolo a.C., in cui si muovono le vicende di cui ci occuperemo. Le fonti sono autorevoli: Aristotele, Diodoro Siculo, Erodoto e Dionisio di Alicarnasso, ci supporteranno.

ancora una volta tratto da: Flauti di guerra.

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