“Iniziamo da dove eravamo rimasti. Zeus o se vogliamo Giove trascorse in incognito la propria infanzia alle pendici del monte Ida, sull’isola di Creta vegliato e nutrito dalla capra Amaltea e sotto la sorveglianza dei Cureti (17bis), figli di Rea che battevano le spade contro gli scudi per coprire il pianto ed i vagiti di Zeus, per impedire che fossero uditi da Crono. Qualcuno racconta che Crono (Saturno), sospettando qualcosa, si mise ad inseguire un Zeus giovinetto e questi per sfuggirgli si trasformò in serpente e le sue nutrici in orse e da qui le due costellazioni del serpente e dell’orsa. Diventato in qualche maniera adulto, Zeus andò a chiedere consiglio alla Titanessa Meti che viveva sul fiume Oceano. Meti gli suggerì di andare da sua madre Rea e chiedere di essere nominato coppiere di Crono. Rea lo accontentò subito e gli consegnò una boccetta di emetico. Zeus lo mescolò alle bevande di Crono che, in seguito a questo, vomitò nell’ordine: la pietra che aveva ingerito credendola lui, Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone. La pietra che aveva sostituito Zeus (Onphalos, ombelico e centro del mondo) in seguito fu posta come oggetto di culto a Delfi e i fratelli chiesero a Zeus di guidarli nella guerra inevitabile contro Crono, che era spalleggiato dai Titani(17ter). Questi ultimi si erano scelti come capo Atlante.
Zeus scese nel Tartaro, uccise la vecchia carceriera Campe e liberò i giganti centimani e i ciclopi. Questi ultimi donarono a Zeus la folgore (arma terribile), ad Ade un elmo che rendeva invisibili e a Poseidone un tridente. La guerra durò dieci anni, ma alla fine Zeus e gli dei trionfarono e i titani insieme a Crono furono esiliati, alcuni dicono nelle isole britanniche, altri dicono nel Tartaro sotto la sorveglianza dei giganti centimani e nessuno li vide più. Altra sorte per il Titano Atlante, loro capo, destinato a sostenere sulle sue spalle la volta del cielo. Per quanto!?Per l’eternità.
A Zeus toccò il governo del cielo, Ade ottenne gli inferi (a dire il vero non era molto contento, ma abbozzò) e a Poseidone toccò il mare. La terra restò un luogo che era appannaggio di tutti gli dei. Zeus secondo Omero abitava sulla sommità del monte Olimpo in Tessaglia. Stiamo parlando di una divinità, che a differenza delle precedenti, piuttosto tiranniche (Urano e Crono), era il padre di tutti gli dei e di tutti gli uomini e dimostrava una certa saggezza e un notevole equilibrio (scappatelle a parte). A proposito di questo, visto che le scappatelle furono nell’ordine di centinaia ti darò uno specchietto copiato da uno dei miei libri con i nomi delle donne, ma anche degli uomini di cui si invaghì Zeus e anche dei figli che ebbe dalle prime (vedi foto qui sotto).
Tabella delle “imprese amorose” di Zeus.
Qui c’è da sottolineare due cose: Era o Giunone sua sposa e anche sorella era a conoscenza di tutte le avventure di Giove e anche dei prodotti del concepimento e qualche volta qualcuno (Artemide e Apollo, ma anche Atena e Dioniso) fu chiamato sull’Olimpo come dio. Voglio raccontartene solo qualcuna, di queste avventure. Questa vicenda stava per diventare una tragedia, ma ebbe un lieto fine. Si tratta della storia con Semele quarta o quinta figlia di Cadmo e Armonia. Questa bellissima ragazza si unì a Zeus e dall’unione ebbe origine una gravidanza. Era o Giunone furiosa per questo ennesimo tradimento del suo consorte giurò di vendicarsi e quando faceva così, si poteva star sicuri che non sarebbe venuto niente di buono. Prese le sembianze della nutrice di Semele, Meroe e si introdusse nelle sue stanze. Con fare subdolo iniziò a insinuare il dubbio nella ragazza che il padre di suo figlio non era il signore dell’Olimpo, ma un impostore e le suggerì di metterlo alla prova. Era tornò di soppiatto sull’Olimpo appena in tempo per intravedere uscire il suo consorte che lei sapeva bene dove fosse diretto. La trappola stava per scattare e Selene appena visto il suo amante gli chiese una prova d’amore, cioè che Giove, dopo aver giurato sullo Stige, giuramento sacro anche per lui, esaudisse un suo desiderio. Giove giurò, per poi pentirsene un attimo dopo, amaramente. Selene gli chiese di mostrarsi nella sua vera forma. Zeus rabbrividì. Nessun mortale, pena la morte, poteva vedere le vere sembianze di un immortale, ma di contro aveva fatto un giuramento sacro. Il seguito fu inevitabile: Giove si mostrò e Selene fu incenerita, ma prima il dio riuscii a praticare un’incisione sull’addome della ragazza ed estrasse il feto che ancora era immaturo. Si praticò quindi un taglio sulla coscia e introdusse il feto con cautela in quella tasca, ricucendo il taglio accuratamente. Insomma era l’antesignano di un taglio cesareo e di una incubatrice umana. Il feto, nato dopo qualche mese, era nientemeno che Dioniso /Bacco dio del vino e del disordine C’è ancora da dire che tutti questi concepimenti misti erano destinati a migliorare la razza umana. Era, a sua volta, aveva concepito un figlio fuori dal matrimonio Efesto (Vulcano), ma si dice senza la collaborazione di nessun uomo. Questi pur essendo brutto e storpio aveva avuto in moglie la dea della bellezza, Afrodite o Venere e per questo destinato a subire le corna, da parte e non solo, di Ares o Marte. Ma di questo parleremo a suo tempo. C’è da dire che spesso Zeus per conquistare le” prede” umane, che avevano suscitato il suo interesse, si avvaleva di trasformazioni e travestimenti anche molto fantasiosi. Per esempio per conquistare Alcmena e generare Eracle prese le sembianze del marito Anfitrione, che era in guerra e fece durare, con la collaborazione di Ermete, una notte come tre, per essere sicuro che il figlio fosse eccezionale come in effetti fu, era nientemeno che Eracle (17 quater). Un’altra volta prese le sembianze di un toro bianco per attirare Europa, sorella di Cadmo, e rapirla per generare Minosse e altri due figli. Gli episodi sono tanti, li leggerai con calma. Era, a sua volta assumeva un’aria irata e imbronciata senza che Zeus se ne desse per inteso e diventò il simbolo della ribellione contro le ingiustizie, senza per questo perdere il suo ruolo di compagna del signore dell’Olimpo. Insomma Zeus alla fine tornava sempre a casa e tutto andava a posto.
Ma adesso voglio raccontarti di un Zeus prima misericordioso e poi implacabile. È la storia di Issione re della Tessaglia. Costui contrasse matrimonio con Dia, per poi rifiutarsi di consegnare i doni che aveva promesso per ottenere la mano della donna. Il suocero per vendicarsi dello sgarbo gli rubò alcuni cavalli e Issione, che non doveva di certo essere una brava persona, per tutta risposta invitò il suocero ad una festa a Larissa. Lo fece accomodare su un divano alla base del quale c’erano carboni ardenti cosicché lo sventurato morì bruciato. Nel caso di questi efferati delitti, solo i re vicini potevano purificare il reo, con riti noti solo a loro. Nessuno dei re limitrofi volle farlo per cui Issione venne esiliato e diventò pazzo. Zeus, preso da compassione, lo fece tornare nel suo regno. Ma le personacce non cambiano facilmente. Issione, invitato a un banchetto dove erano presenti anche gli olimpi, prese a corteggiare la sua vicina. Questi era Nemele una donna che Zeus aveva creato da una nuvola e che aveva le sembianze di Era sua moglie. Il re pur sapendo che la donna era Giunone, la moglie del suo benefattore, tentò di violentarla. Era veramente troppo. Zeus chiamò Ermes perché il reo fosse frustato e torturato a dovere. Ermes, si fermò solo quando lo scellerato non pronunciò la frase:” I benefattori vanno onorati”. Poi fu accompagnato nel Tartaro, inchiodato mani e piedi a una ruota e condannato a girare per l’eternità. La ruota si fermò per pochi minuti al suono della lira di Orfeo che veniva a riprendersi la sua Euridice. Diciamo che giustizia fu fatta! (pare però che la ruota ancora giri!). Non voglio confonderti con troppe nozioni, ma io che ho antenati toscani (era la prima volta che Tafani faceva una confidenza personale), non posso fare a meno di ricordarti che nell’Olimpo etrusco esisteva un equivalente di Giove e questa analogia la ricorderemo per tutti gli dei dell’Olimpo. Il Giove etrusco si chiamava Tinia, non era il solo ad avere in uso il fulmine all’interno del pantheon etrusco ed era prevalentemente raffigurato come un uomo maturo con barba e baffi. Questa attenzione, per il mondo etrusco, giunga come un risarcimento verso questa antica e nobile civiltà che prima i romani, che la temevano molto, poi i vertici cristiani hanno ridotto, con una” damnatio memoriae” sistematica, a uno sterile simulacro. Rendiamo loro i meriti storici che appartengono inequivocabilmente a questo grande popolo che era al contempo civile, guerriero e marinaro.
All’inizio Zeus era collegato a qualche evento del mondo naturale (il fulmine, ma prima ancora il tuono). Il suo culto in Grecia era collegato al santuario di Dodona (18) e in generale in tutta l’Arcadia (19). Un santuario del suo corrispondente egizio era nell’oasi di Siwa (20). Un Alessandro il Macedone giovanissimo, per raggiungerlo e avvalorare la tesi, della madre Olimpiade, che asseriva di averlo concepito con Zeus stesso, fece morire nel deserto libico molti soldati macedoni e per poco non perse la vita lui stesso. In Italia meridionale o Magna Grecia c’era un grande tempio dedicato a Giove Olimpio. Lo troviamo nella valle che da Akragas (21) (l’odierna Agrigento) porta al mare. Un tempio sacro a Giove Capitolino, simbolo dell’antica Roma, lo troviamo anche sul Campidoglio (22), uno dei sette colli sui quali si fondò forse la più grande civiltà antica. Secondo studi anche recenti, i santuari di Zeus a Dodona, a Olimpia e quello di Zeus Ammon ad Al Siwa erano legati da un filo segreto che sprigionava un’energia inspiegabile. Il significato del nome Zeus era “cielo” e specificatamente cielo sereno ed era a custodia dell’alternarsi delle stagioni. Non vorrei dimenticare una caratteristica che troveremo in tutti e dodici gli Dei dell’Olimpo e che non sarà necessario ricordare per ogni divinità: la noia. Gli immortali si annoiano. Gli uomini invidiano agli dei l’immortalità da non confondersi assolutamente con la invulnerabilità (le due cose naturalmente non coincidono e ne vedremo presto degli esempi), ma gli immortali paradossalmente invidiano agli uomini la brevità della loro vita che la rende intensa e piena di sensazioni irripetibili, proibite agli dei che invece potrebbero ripeterle all’infinito.
Mi sono dimenticato di dirti che prima di sposare Era, il signore dell’Olimpo si innamorò della Titanessa Meti e che questa invano tentò di sottrarsi alle sue avances e “restò” incinta di lui. A Giove avevano predetto che se Meti avesse avuto una gravidanza sarebbe nato un figlio che lo avrebbe detronizzato. Per scongiurare il pericolo Zeus, dopo l’amplesso, spalancò le fauci ed inghiottì Meti, forse la più giudiziosa delle donne con cui aveva avuto a che fare. D’altra parte era figlio di Crono. Qualcuno dice che dall’interno, Meti ancora consigliasse bene Zeus, ma la storia come vedremo ebbe un altro esito (vedi Atena). Da ricordare che prima di questi eventi con Metide, Tartaro e Gea avevano generato Tifeo (23) un brutto arnese che diede molto filo da torcere al nostro Zeus, che solo dopo una lotta furibonda e senza esclusione di colpi ebbe ragione del suo terribile nemico. Come vedi la vita degli immortali non era scevra da brutti momenti e come per chiunque abbia delle responsabilità, come in questi casi, comporta un fardello non indifferente.
Dimmi Fabri (ormai il Prof.si era lanciato) sei stanco? Siamo a un’ora e mezzo resta il tempo per qualche domanda. Io sono tutt’orecchi! “Si, prof vorrei sapere cosa ha a che fare questa religione antica con quella cristiana e con i tempi moderni?”
“Molto, molto interessante la tua domanda che richiede più di una risposta. Proverò ad incominciare con la prima. Mi chiedi cosa ha a che fare……Io direi tutto e niente. Quello che mi pare di vedere è la devozione che gli antichi Greci (i Romani meno) avevano per le loro divinità nella vita quotidiana. Avevano una divinità per ogni occasione e non mancavano di onorarla con sacrifici e libagioni(23bis). C’era una profonda religiosità in questi popoli, anche se le divinità non erano necessariamente caritatevoli. Nessuno si azzardava ad intraprendere alcunché senza aver consultato un oracolo e sacrificato al dio che sovrintendeva alla sua impresa. Di oracoli se ne trovavano a iosa(23ter), ma spesso i responsi erano ostici o nebulosi. Ciononostante la connotazione religiosa delle società non scemava. Tutto questo e non solo per il subentro della cristianità, è scomparso o si è lentamente diradato. Forse nel medioevo qualcosa è rimasto vivo di questa ieraticità, ma il cinismo dei tempi successivi, per arrivare ai nostri, ha fatto scomparire quasi del tutto questa devozione. Di ciò che ha combinato la Chiesa Cristiana nei secoli preferisco non parlare. C’è da dire che se noi, e non solo noi, siamo affascinati, almeno io, da questi personaggi e dalle loro vicende un motivo profondo c’è. Vuoi sapere cosa ne penso io? Ti dirò che spesso l’uomo non contento del tempo che vive, si rivolge a un’altra, una seconda dimensione temporale più vera e più affascinante. Credo di non sbagliare di molto, affermando che il mondo mitologico oltre a essere molto affascinante lascia all’uomo la speranza di un cambiamento che qui ed altrimenti non sarebbe possibile. E che Dio mi perdoni se sono stato blasfemo, ma credo che tempi così oscuri sulla faccia della terra non se ne siano mai visti, neanche ai tempi delle guerre mondiali. Ci sono guerre combattute con altre armi che sono molto più subdole di quelle visibili e tu, che hai vissuto sulle tue spalle, il Covid e l’inesorabile e inarrestabile “progresso tecnologico”, tu ne dovresti sapere qualcosa!”


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