Elena di Sparta… o di Troia?

Prima o poi ci dovevamo arrivare. Come fai, in un libro che parla di mitologia, a ignorare o tralasciare un personaggio di questo calibro? Impossibile, e anche noi non lo faremo. Certo, parlare e comprendere a dovere un personaggio così poliedrico, per non dire ambiguo, non sarà una cosa facile. Elena nacque a Sparta da Zeus e Leda, i suoi fratelli erano Castore e Polluce (i Dioscuri) e Clitennestra, futura moglie e carnefice di Agamennone, re di Micene. Da adolescente venne rapita da Teseo che la portò con sé in Attica. Generò a quest’ultimo una figlia. Durante la discesa di Teseo nell’Ade, Castore e Polluce la liberarono dalla prigionia e la madre di Teseo venne a sua volta rapita e portata a Sparta, e diventerà schiava di Elena. A Sparta regnava Tindaro, che da Leda aveva avuto, come accennato, quattro figli, due suoi e due di Zeus. Subito dopo, Elena, di cui abbiamo taciuto la straordinaria bellezza, si doveva sposare e per questo giunsero a Sparta un gran numero di pretendenti. C’erano praticamente tutti i principi e i re della Grecia, che recavano splendidi doni di nozze. C’erano Achille, Ulisse, Menelao, Aiace, ecc., ed erano tutti accampati in una valle con i relativi seguiti. Onde evitare che la nota litigiosità dei Greci facesse degenerare le cose e che qualcuno di questi galletti provocasse tumulti, la decisione di Elena venne presto presa. Ma prima, su consiglio di Ulisse, Tindaro sacrificò un cavallo e sulla sua pelle stesa a terra vennero chiamati tutti i pretendenti, per un giuramento detto di Tindaro, appunto. Tutti giurarono, che chiunque fosse stato scelto avrebbe ricevuto, in caso di oltraggio a Elena, la solidarietà degli altri. I presupposti della guerra di Troia erano posti. Il marito di Elena sarà Menelao, il fulvo figlio di Atreo,79 che diventò così, da lì a poco, per la morte di Tindaro e per l’assenza dei Dioscuri, re di Sparta. Fermiamoci un secondo per qualche riflessione. Elena è una donna e, come sappiamo, per chi si trova nella condizione femminile in Grecia al tempo non c’è da stare molto allegri. Eppure, lei può scegliere, ha una possibilità. Prima di tutto è figlia di Zeus, poi è bellissima (pare tanto) e infine Nemesi (forse sua madre) sta creando le premesse per una guerra epocale, che cambierà e riequilibrerà il mondo e ha bisogno di lei. Diciamo quindi che Elena può scegliere, ma non più di tanto. A Sparta c’era un’ambasceria troiana quando il re Menelao dovette assentarsi. Il principe Paride (o Alessandro) rapì la regina, o forse fu la regina stessa che si fece rapire. Fatto sta che i due si trovarono su una nave diretta a Troia e la frittata era fatta. Se ci ricordiamo del giuramento di Tindaro, sapremo ora che tutti i pretendenti, dovevano dare ausilio al furente Menelao. La storia è nota e seguirono dieci anni di guerra di logoramento. Morirono in molti e fra questi anche Paride, Achille, Ettore, Aiace, e altri. Elena, che durante l’assedio ebbe modo di dimostrare che non aveva dimenticato le sue origini, dopo la morte di Paride dovette sposare Deifobo, uno dei fratelli di Paride. Arriviamo a quella notte maledetta, in cui tutto cambiò. Deifobo venne ucciso nel suo letto, forse ubriaco, ed Elena venne posseduta dal marito Menelao nello stesso letto insanguinato. Questa donna non ha un attimo di pace! Chi gliele dà e chi gliele promette! Certo è bella, ma quanto le costa tutta questa beltà? E se ce lo vogliamo chiedere, proprio non c’è del suo anche in questi rapporti, così viscerali e ambigui!?Menelao se ne riappropriò e questo per lui fu motivo d’orgoglio, e pare che lei non sia stata proprio del tutto contraria, in fondo ritornava a essere di nuovo una regina. Il loro ritorno però fu ostacolato da tanti impedimenti. Finirono in Egitto e dopo tante peripezie riapprodarono a Githion, il porto di Sparta. Erano passati otto anni dalla partenza da Troia. Passò qualche altro anno e Menelao morì. Due figli illegittimi di Menelao costrinsero Elena all’esilio. La donna giunse infine a Rodi,80 sola e indifesa, dove un esule troiano la uccise impiccandola a un albero. Così finì un mito! Che cosa possiamo trarre da questa storia? Io ci vedo il piccolo, uomo o donna che sia, che, preda dei propri istinti, non si accorge di essere strumento di un volere più grande e spesso ancora più cieco e inspiegabile del suo. Chi, arrivato a una certa età, voltandosi indietro, non si è reso conto che in molti periodi della sua vita non era lui o lei a timonare la barca? Doni che si rivelano pesi insopportabili, passioni che esitano nell’abisso, azioni che portano esattamente dove non si pensava di arrivare, questa è la vita nel mito. Tutto ciò, probabilmente, per dare a noi “mortali” un punto di vista che altrimenti non avremmo potuto avere.
Mi viene spontaneo un… grazie di cuore!
Tratto da: Miti greci e dintorni Cenides YCP 2024

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