
Notte di plenilunio del 470 a.C. i due commilitoni Brithos e Kleidos si incontrarono in segreto. Anche un sospiro poteva arrivare agli efori e bisognava fare attenzione. I due non erano certo delle collegiali, erano due opliti di comprovato coraggio e avevano combattuto fianco a fianco a Platea e nella spedizione di Pausania a Bisanzio. Ma forse bisognerebbe fare un passo indietro e spiegare cosa era Sparta e che cosa era la vita nella polis greca. Le vie della capitale della Laconia erano anguste e serpiginose. Gli edifici avevano dei muri asimmetrici con un unico orifizio sul tetto per fare uscire i fumi dei bracieri. Tutto nell’ambiente rispecchiava il modo di pensare delle istituzioni e della popolazione. La società lacedemone era divisa in tre classi: gli Spartiati, classe dominante la cui intera vita era dedicata alla guerra e alla sua preparazione. L’addestramento era quasi un percorso iniziatico, che prendeva il nome di “agogè”. Andavano in guerra e morivano numerosi, per sancire l’egemonia di Sparta. La proprietà terriera era indivisibile e veniva curata dagli Iloti per conto degli spartiati. Questi ultimi erano schiavi senza alcun diritto che qualche volta potevano essere elevati a perieci, una classe intermedia che comprendeva mercanti, marinai e artigiani e che aveva qualche diritto in più. Gli iloti, come prevedibile, tentavano spesso ribellioni che finivano sempre allo stesso modo, cioè nel sangue. Credo di poter definire la società spartana, perlomeno quella arcaica, come la prima società comunista della storia. Il denaro era bandito e gli scambi avvenivano mediante il baratto. Ai vertici della polis c’erano due re scelti fra gli spartiati (guerrieri sopra i trenta anni), uno con funzioni amministrative e l’altro con funzioni militari. Ma chi gestiva veramente il potere erano cinque efori, alti magistrati, che avevano funzioni di controllo su ogni aspetto della società, re compresi. Bastava un minimo sospetto con o senza prove per andare a finire male. I figli degli spartiati, o almeno quelli che sopravvivevano alla “selezione naturale” vivevano in famiglia fino ai sette anni. Da quel momento iniziava l’“agogè” che finiva a venti anni con un rito iniziatico, che comportava l’essere frustati nell’agorà fino allo sfinimento. Avrebbe vinto chi fosse rimasto in piedi, dopo questo trattamento. Per capire bene qual era l’entità del condizionamento, bisogna pensare che le madri e le mogli dei guerrieri spartani consegnavano loro alla partenza per la guerra, l’oplon, il grande scudo, dicendo:” Torna con questo (cioè vittorioso) o su questo (cioè morto).” Un’altra ipotesi non c’era! Tutti gli ufficiali diventavano già in giovane età membri della Krypteia, una sorta di servizio segreto e si allenavano a compiere ogni sorta di nefandezze, omicidi degli iloti compresi e venivano condannati solo se si facevano scoprire. Era insomma una società particolare, che faceva precedere ai diritti dei cittadini quelli dello Stato. Le donne non erano da meno e uniche nel mondo greco, godevano di un’autonomia impensabile nelle altre poleis. Erano sottoposte a un allenamento ginnico molto duro e la loro formazione prevedeva anche l’equitazione, la letteratura e la matematica. Attraverso tutto questo si inculcavano in loro, i principi da trasmettere ai loro figli, che non diventavano altro che dei nuovi guerrieri. Tucidide ed Erodoto prima, Plutarco dopo, narrano delle imprese epiche della falange spartana, un’unità in grado di muoversi all’unisono a un cenno del suo comandante. La sua coordinazione era qualcosa di stupefacente e solo il suo comparire sul campo di battaglia e il risuonare ritmato dei flauti, che la precedevano, terrorizzava i nemici. Era una macchina da guerra perfetta. D’altra parte gli spartiati si allenavano alla guerra fino ai sessanta anni e perdere, non era previsto. Torniamo ai nostri due guerrieri. Brithos e Kleidos erano stati anche amanti, ma questo nel mondo antico non era una novità. Si erano protetti vicendevolmente in molte battaglie e oggi Brithos era l’amante segreto di Gorgo, regina di Sparta, figlia di re Cleomene I° e vedova di re Leonida, Agiade ed eroe delle Termopili………
Tratto sempre da :”Flauti di guerra” 2025 Nino Salzone alias Cenides.

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