Siracusa.

Per arrivare a Siracusa la prendiamo larga e partiamo dalla spedizione ateniese contro Siracusa del 416 a.C. Il tutto era stato provocato dalla polis di Segesta che in guerra con Selinunte, portando in dote sessanta talenti d’oro, era venuta attraverso suoi emissari a chiedere aiuto ad Atene.                                                                                                                                  Yannis figlio di Stavros del demo di Contile, di professione conciatore, stava orgogliosamente al remo della trireme capitanata da Alcibiade, un aristocratico cugino di Pericle, uomo estroso e di talento, ma allo stesso tempo imprevedibile.                 Era la seconda metà di giugno e la magnifica flotta ateniese composta da 134 triremi, sulle quali erano imbarcati trentamila uomini, fra i quali erano presenti seimila quattrocento opliti (truppe d’assalto, i marines del tempo) (1).                         Tutti gli ateniesi erano assiepati per veder partire quella splendida macchina da guerra. Era anche il giorno in cui si celebravano le Adonie, in onore di Adone dio del rinnovamento. Le grida delle donne per il dio si mescolavano ai peana (1 bis) cantati dai soldati. Yannis si era imbarcato sia per la paga, ma soprattutto per emulazione del padre Stavros che aveva a sua volta partecipato, nel 427 a.C., a un’altra spedizione contro la stessa Siracusa sollecitata dai Leontini.                                                                          I racconti del padre avevano talmente affascinato Yannis, che non ci fu occasione migliore per seguirne le orme.                                                                                                                         I comandanti in capo della spedizione erano nientedimeno che tre: Alcibiade, enfant prodige di Atene pupillo di Pericle e allievo di Socrate, Nicia, una vecchia volpe promotore della pace fra Sparta e Atene, che portava il suo nome e datava 421 a.C. e Lamaco un generale molto aggressivo.                                                                                     C’era stato un episodio deprecabile la notte fra il 6 e il 7 giugno del 416 a.C.  nel pieno dei preparativi per la partenza. Tutte le erme (2) presenti in città erano state deturpate e profanate, un evento blasfemo. I sospetti si concentrarono su Alcibiade, uomo bizzarro e dissacrante. Ma le prove non c’erano, quindi si preferì procedere con il progetto e con la spedizione. La flotta che usciva dal Pireo era magnifica e i cittadini la acclamarono, osservandola da lontano navigare nel golfo di Saronico verso occidente.                        Dopo qualche giorno fecero tappa a Corcyra (Corfù) e qui li lasciamo per andare nella Sykelia (Sicilia) orientale.                                                                                                             La polis di Siracusa era stata fondata da esuli corinzi capitanati dall’ecista Archia, che aveva avuto indicazioni nientemeno che dall’oracolo di Delfi. Come detto, lui e Miscello erano stati interrogati su come volevano che fosse la polis che dovevano fondare, se salubre o ricca e potente. Archia scelse la seconda opzione ed ecco Ortigia (2 bis) l’isola fortificata all’interno di un porto, anzi due, naturali, che sarebbe stato il nucleo dal quale sarebbe nata la potente e ricca Siracusa.                                                                  Siamo nell’VIII secolo a.C. e i coloni erano Dori, cioè quelli che avevano distrutto la società micenea. (3). Si dovettero occupare di far sloggiare i popoli autoctoni e anche di procurarsi le donne, essenziali per il proseguo della discendenza, né più né meno degli altri coloni greci. Nel giro di due o tre secoli la polis arrivò, attraverso il buon governo, i commerci e aiutata anche dalla sua favorevole posizione al centro del mediterraneo, a superare anche parecchie città metropoli. Cominciò la sub colonizzazione della parte sud orientale della Sicilia. Una settantina di anni prima delle vicende, che raccontiamo il tiranno Gelone proveniente da Gela si insediò a Siracusa, chiamato dagli aristocratici e per la polis, dopo la vittoria sui Cartaginesi, nella battaglia di Hymera del 480 a.C. (3 bis), iniziò un nuovo periodo aureo. A Gelone seguì il fratello Ierone che ottenne una decisiva vittoria sugli Etruschi, che erano i veri padroni del mare, in una battaglia navale a Capua nel 474 a.C. che sancì il predominio nel mediterraneo occidentale, della colonia corinzia. Quindi nel 427 a.C. ci fu una prima spedizione degli Ateniesi contro Siracusa, accorsi a fianco dei Leontini.

Siracusa e Ortigia. Ma adesso le spie siracusane riferivano di una spedizione ateniese in grande stile e in città cominciò a serpeggiare il terrore. Partirono emissari, per assicurarsi l’appoggio o quantomeno la neutralità delle colonie ioniche, Rhegion, Locri Epizephiri, Kroton e Taranto. Le notizie di ritorno furono buone.                                  Solo Rhegion, che con Siracusa aveva vecchie ruggini, non aveva assicurato niente.       Le altre poleis avevano in odio l’imperialismo e la hybris ateniese e avevano assicurato, che nessun appoggio sarebbe stato dato agli attici, d’altra parte erano tutte colonie spartane o giù di lì. Il governo aveva mobilitato gli uomini dai 18 ai 45 anni e aveva cominciato ad addestrarli. Ortigia, l’isola fortificata, aveva subito un rafforzamento importante.  In città erano presenti “consiglieri “spartani, che in quanto ad addestramento, la sapevano lunga.  Cominciò anche una caccia senza quartiere alle spie ateniesi e le carceri ne erano piene. La delazione raggiunse livelli di guardia, tanto che gli stessi governanti dovettero allentare le misure e diradare arresti e torture.                                                         Una spedizione di quella portata aveva però bisogno di basi e rifornimenti.                    La città era fornita di acqua e derrate e i bastioni delle mura erano alti e quasi imprendibili. C’era si qualche punto debole, ma si stava provvedendo a rinforzarlo, quindi tutti furono invitati alla calma. 

Da “Flauti di guerra”2025                                                                                                   

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Antonino Salzone nasce nel 1957 a Villa San Giovanni. Si laurea in Medicina nel 1982 con il massimo dei voti all’Universita’ di Messina.
Successivamente si specializza in Ostetricia e Ginecologia all’Universita’ di Bari. Ha lavorato come ginecologo in una decina di strutture ospedaliere in Italia e all’estero. Da circa un decennio, da autodidatta si e’ dedicato alla decorazione di ceramiche artistiche. Pseudonimo: Μεθρον (Metron) che in greco indica equilibrio, misura.
Andato in pensione nel 2021 si e’ dedicato alla sua vera passione: la storia greco-romana. E’ appena uscito nel 2024 il primo volume di una trilogia, dedicata all’antica Grecia: “Miti greci e dintorni” per YCP. Dello stesso autore: Gli dei dell’Olimpo e non solo, Flauti di guerra che completa la trilogia dedicata all’antica Grecia e Il ragazzo di Ellis Island una appassionante storia di emigrazione italiana tutti editi da YCP, 2025. Esercita ancora la professione privatamente e vive a Tarquinia.

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