Palamede, questo nome a molti può dire poco invece, se
non lo troviamo nell’Odissea viceversa lo troviamo nell’Iliade.
Ha molto a che fare con Ulisse e vediamo di capire perché e come. Ulisse non aveva nessuna voglia di partire per Troia. Si era sposato da un anno e da poco era nato il suo primo e unico figlio, Telemaco. Era già da qualche anno re di
Itaca incoronato giovanissimo da suo padre Laerte, uno
degli Argonauti che aveva visto in lui delle doti eccezionali
e aveva abdicato in suo favore. Tiravano venti di guerra
nell’Egeo. Paride aveva rapito o forse era fuggito con Elena
moglie di uno degli atridi, Menelao e questo aveva
innescato la guerra più famosa della storia, La vendetta più che personale era forse economica e di potere da parte dei Greci verso la potente Troia. Agamennone il capo della spedizione achea era arrivato ad Itaca come in altri luoghi per chiamare i re e i potenti alla guerra con le loro truppe. Ulisse all’arrivo di Agamennone, accompagnato da
molti guerrieri non si fece trovare alla reggia bensì in uno dei
pochi orti coltivabili vicino alla riva del mare. Con la barba lunga e i
capelli incolti scorrazzava come preso da follia dietro un
aratro e non diede alcuna accoglienza agli ospiti. Solo
Palamede riuscì nell’impresa di smascherare la finta follia
di Odisseo che era nipote di Autolico, un noto brigante che a
sua volta era figlio di Ermes il dio dei ladri. Prese Telemaco
dalle bianche braccia di Penelope e lo mise davanti
all’aratro. Ulisse si dovette fermare e l’inganno fu scoperto.
Il figlio di Laerte si aggregò alla flotta achea con 12 navi.
L’isola era piccola, ma lui era un grande marinaio, un ottimo
arciere e un uomo furbissimo. Si sarebbe occupato più tardi
di Palamede, Ulisse sapeva aspettare. Passarono dieci anni di una guerra
di stallo, i greci erano allo stremo e meditavano di
andarsene. Ulisse fu incaricato da Agamennone re dei re di
andare a razziare granaglie negli ormai esausti paesi vicini
a Troia. Tornò a mani vuote e Palamede lo irrise dicendo
davanti a tutti i re che lui sarebbe stato capace di fare di
meglio. Partì e in effetti tornò con una nave carica di grano orzo e quant’altro. Questo per Ulisse era troppo e meditò la sua vendetta che non si fece più attendere. Andò da Agamennone e disse a quest’ultimo che dovevano
spostare l’accampamento di un chilometro perché erano in
pericolo. Agamennone che stimava Ulisse diede l’ordine. Precedentemente Ulisse aveva seppellito dell’oro razziato, lì dove si trovava la tenda di Palamede. Nel frattempo fece scrivere da un prigioniero frigio una lettera indirizzata a Palamede nella quale si diceva
che accompagnava l’oro destinato a Palamede per il suo
tradimento. La firma in calce era niente meno che quella di
Priamo. Il prigioniero frigio fu sgozzato nella notte, ma la
lettera arrivò ad Agamennone che su suggerimento di
Ulisse verificò che li dove c’era stata la tenda di Palamede c’era
l’oro. Palamede fu processato sul posto e fu condannato a
morte secondo l’uso greco per lapidazione. Morì pronunciando queste parole:” La verità muore qui prima di me!”. Aveva osato sfidare Odisseo.
Nino Salzone alias Cenides, Miti greci e dintorni,YCP 2024


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