I miti altro non sono che metafore, archetipi, cioè comportamenti primari, che sono solo una delle infinite possibilità che si aprono davanti all’uomo e che poi diventano l’unica realizzabile e quindi realizzata.
E in ogni caso, per dirlo in parole più semplici, questi miti, che sono alla base di una civiltà, che ha generato la nostra, rappresentano quello che siamo, ma anche quello che avremmo potuto essere.
A sovrintendere tutto questo c’è il fato, il destino, unico arbitro in campo. È proprio qui che casca l’asino! Nonostante questo, noi vediamo nell’uomo (diversi miti ce lo ricorderanno) l’indefessa volontà, anche giocando sporco, di eludere questa entità superiore, che puntualmente ci mette con le spalle al muro.
E poi, riuscireste a trovare oggi un Ercole che svolge compiti sovrumani, un Diomede dal coraggio leonino che giunge a sfidare e far battere in ritirata Ares, il dio della guerra, una Medea, donna che è ai limiti della criminalità, anzi la supera, o un Ulisse che sovrasta tutti per astuzia!?
Eppure in ognuno di questi giganti c’è un lato oscuro, un lato terribile che li porta a compiere, senza rimorsi, azioni lesive nei confronti degli altri esseri umani e paradossalmente anche di se stessi.
In buona sostanza l’eroe non è senza macchia e senza paura, ma è un essere vivente in grado di compiere imprese eccezionali solo con l’aiuto degli dei, se non ostacolato dal fato, e in ogni caso soggetto a mille contraddizioni. Quindi un supereroe a mezzo servizio.
E qui cominciamo a trovare le prime differenze con i supereroi odierni, che si muovono tra cinema, finzione, gossip, per non parlare degli idoli del calcio, del basket o similari.
Gli eroi antichi non si sognavano neanche di intraprendere qualcosa, prima di aver consultato un oracolo, che il più delle volte dava un responso ermetico, o ancora meglio prima di aver “sacrificato” agli dei.
Tutto questo denota una grande spiritualità della società antica, una grande devozione che è sinonimo anche di una grande forza.
Delfi, Dodona, l’oasi di Siwa erano tutti luoghi sacri collegati da un unico e segreto filo, dove si andava in pellegrinaggio a chiedere una profezia e poi spesso ci si regolava da soli, anche perché il responso il più delle volte era indecifrabile.
Oggi andiamo a Lourdes o a San Giovanni Rotondo a chiedere una grazia, un risultato insomma.
È un patto segreto che vogliamo, una grazia in cambio di una preghiera, non un ausilio o una autorizzazione.
Già, “sacrificare”, dal latino sacrum facere, cioè perseguire il sacro. Ma voi oggi lo vedreste un Cristiano Ronaldo, una Lady Gaga o un Tom Hanks, ma anche uno di noi, consultare un confessore o andare in una chiesa a pregare, prima di fare qualcosa di importante!?
Non si può certo negare che la nostra società abbia le proprie radici nel mondo greco e latino.
Ma soprattutto nel sud Europa si sono fatte sentire, e non poco, le contaminazioni provenienti da oltre Atlantico che hanno cambiato parecchio e velocemente le carte in tavola. E qui mi fermo.
Anzi, ancora una cosa sull’oggi. I media e tutti i mezzi informatici odierni non hanno fatto altro che aumentare la risonanza di personaggi (Youtuber, cantanti, santoni vari, ecc.) di dubbie capacità e moralità inesistente, i cattivi maestri che trovano oggi buon abito.
I nomi odierni non li faccio, ma nell’antica Grecia, a esclusione dei sofisti, veri e propri parolai dell’epoca, i nostri guru non avrebbero trovato tante orecchie ad ascoltarli.
Vorrei solo accennare in questo prologo a quattro re e un principe dell’Iliade e a un luogo per me dell’anima.


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