“Il nostro dio nacque sul monte Cillene da (tanto per cambiare) Zeus e Maia. La madre lo depose amorevolmente in un canestro, ma il bimbo si trasformò in un adolescente e scappò via in cerca di guai. Lì vicino, nella regione della Pieria, aveva una sua mandria nientemeno che Apollo. Il giovane Hermes non resistette all’impulso che lo pervadeva e decise di rubare quelle vacche. Era dotato naturalmente di un talento e di una fantasia innegabili e costruì dei calzari per gli animali, in modo che non lasciassero tracce.  Condusse la mandria lontano, in una grotta e se ne tornò nella sua dove era nato, riprendendo le sembianze di un neonato. Apollo, la mattina dopo, si accorse del furto e batté la regione da ovest ad est, non trovando alcuna traccia. Alla fine decise di offrire una taglia a chi avesse fornito notizie sulla mandria. Sileno e alcuni satiri si misero sulle tracce delle vacche, ma anche loro non conclusero granché. Fino a quando da una grotta in Arcadia sentirono uscire un suono, mai udito prima. Era una melodia che la ninfa Cillene tirava fuori da uno strumento costruito con un guscio di tartaruga e sette fili ricavati da budelli di animale. I satiri, viste anche due pelli di vacca stese dentro la caverna, chiesero lumi. La ninfa rispose che il tutto le era stato donato da uno straordinario fanciullo di cui lei era la nutrice. Apollo, informato, si precipitò nella grotta a chiedere conto a Maia. Di contro Mercurio, che era ridiventato un neonato, faceva finta di sonnecchiare. Apollo che aveva verificato che le pelli, che gli avevano indicato, appartenevano ad animali della sua mandria, senza porre tempo in mezzo trascinò Mercurio sull’Olimpo. Hermes, che intanto aveva assunto sembianze adulte, incalzato, alla fine confessò il furto e disse ad Apollo, che era suo fratellastro a tutti gli effetti, di aver sacrificato solo due vacche e di averle divise in tredici parti avendone destinate 12 per ognuno dei dodici dei dell’Olimpo. Al che Apollo chiese chi era il tredicesimo e Mercurio di contro, con una gran faccia tosta, dichiarò che il tredicesimo era lui. Così i due tornarono nella grotta sul monte Cillene. Mercurio tirò fuori la lira e cominciò a cantare, accompagnandosi magistralmente con lo strumento, una canzone in onore di Apollo che non tardò a perdonarlo. Si avviarono verso Pilo all’estremo ovest del Peloponneso e Mercurio si apprestò a restituire quel che rimaneva della mandria ad Apollo. Quest’ultimo, a sorpresa, gli propose uno scambio: la mandria per la lira. Mercurio accettò, cosicché da allora la lira diventò lo strumento distintivo di Apollo. A questo punto, mentre le vacche pascolavano placidamente, Ermes si costruì con una canna uno zufolo (il tipo era davvero ingegnoso!). Apollo, ancora una volta, voleva scambiare il bastone con cui radunava il bestiame con lo zufolo. Questa volta Mercurio disse che lo zufolo valeva di più del bastone e chiese in sovrappiù la capacità di prevedere il futuro. Apollo gli disse che lui non poteva farlo, ma che Mercurio, per imparare quell’arte, doveva recarsi dalle Trie, sue vecchie nutrici e così anche questo scambio ebbe luogo. Ritornarono sull’Olimpo in grande armonia e il padre Zeus, su richiesta abbastanza impudente di Mercurio, lo nominò suo araldo e nel tempo il nostro amico diventò messaggero di tutti gli Dei. Lui promise di non dire mai più bugie, ma schernendosi disse però di non poter dire sempre tutta la verità! I compiti affidatigli da Giove comprendevano la protezione dei commerci, dei viaggiatori e dei trattati. In qualità poi di “psicopompo” aveva il compito di guidare le anime dei morti agli inferi. Ma, anche più consono alla sua natura era proteggere tutti gli imbroglioni e i ladri di questo mondo e il compito gli era particolarmente gradito! Suoi attributi erano: un cappello con visiera detto petaso, un bastone detto caduceo nella sua qualità di araldo e due calzari alati (alipes) che lo portavano ovunque. Il suo culto ebbe origine in Arcadia e si diffuse ad Atene ed in seguito in tutta la Grecia. Gli erano sacri: la palma, il numero 4 e molti pesci. Ebbe molti figli e con Afrodite generò Ermafrodito ed Eros. Da lui nacque Autolico nonno di Odisseo e questo la dice lunga sulla furbizia attribuita a quest’ultimo!

da Miti greci e dintorni.

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Antonino Salzone nasce nel 1957 a Villa San Giovanni. Si laurea in Medicina nel 1982 con il massimo dei voti all’Universita’ di Messina.
Successivamente si specializza in Ostetricia e Ginecologia all’Universita’ di Bari. Ha lavorato come ginecologo in una decina di strutture ospedaliere in Italia e all’estero. Da circa un decennio, da autodidatta si e’ dedicato alla decorazione di ceramiche artistiche. Pseudonimo: Μεθρον (Metron) che in greco indica equilibrio, misura.
Andato in pensione nel 2021 si e’ dedicato alla sua vera passione: la storia greco-romana. E’ appena uscito nel 2024 il primo volume di una trilogia, dedicata all’antica Grecia: “Miti greci e dintorni” per YCP. Dello stesso autore: Gli dei dell’Olimpo e non solo, Flauti di guerra che completa la trilogia dedicata all’antica Grecia e Il ragazzo di Ellis Island una appassionante storia di emigrazione italiana tutti editi da YCP, 2025. Esercita ancora la professione privatamente e vive a Tarquinia.

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