La morte di Priamo non ci viene narrata nell’Iliade di Omero, bensì è Virgilio che nel secondo canto dell’Eneide ce ne racconta tutta la drammaticità, ma ne parla anche Euripide nella sua tragedia: Le Troiane.
Quando i greci riuscirono a penetrare le difese della città di Troia, grazie all’astuta idea del cavallo, ci fu una vera e propria strage, non venne risparmiato nessuno, così Priamo, che di Troia ne era il re, sebbene fosse ormai troppo vecchio per combattere, mostrò le sue intenzioni di partecipare e gettarsi nella mischia per difendere la città e la sua famiglia, ma la moglie Ecuba lo supplicò e lo convinse a nascondersi dietro l’altare di Zeus, con le donne ed i fanciulli. Da lì Priamo fu costretto ad assistere all’uccisione del figlio Polite, assassinato, senza alcuna traccia di pietà, mentre fuggiva lungo i gradini dell’altare del tempio, da Neottolemo,( detto Pirro), che era il figlio assassino di Achille. Aveva anche appreso dell’uccisione di un altro suo figlio, Deifobo, che aveva sposato Elena dopo la morte di Paride. Il delitto avvenne nel letto coniugale mentre Deifobo era probabilmente ubriaco da parte di Menelao che possedette sua moglie seduta stante nel sangue del talamo.L’anziano Priamo, che era stato l’unico della famiglia reale ad essere risparmiato, anni prima da Eracle che aveva sterminato tutta la famiglia reale perché il padre Laomedonte si era rifiutato di pagare un debito. Il suo nome da ragazzo era Podarce ,ma fu riscattato da una sorella con una collana. Da quel momento fu Priamo, il riscattato. Giunse a corte la notizia che la figlia più cara era stata stuprata nel tempio di Atena da Aiace Oioleo o minore. A quel punto l’anziano genitore non poté più trattenere la propria ira e, accecato dal dolore, uscì allo scoperto, poi, afferrata la sua lancia, la scagliò, con tutta la forza di cui fosse capace, verso lo spietato Neottolemo, ma purtroppo lo mancò e questi gli riservò la stessa spietata sorte che aveva riservato al di lui figlio e, afferratolo, gli conficcò la spada in un fianco, lo uccise e infine ne decapitò il cadavere. Questa macchina da guerra, non dotata di alcuna pietà, aveva scaraventato dalle mura Astianatte il figlio bambino di Ettore e preso come concubina la moglie di Ettore, Andromaca.

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Antonino Salzone nasce nel 1957 a Villa San Giovanni. Si laurea in Medicina nel 1982 con il massimo dei voti all’Universita’ di Messina.
Successivamente si specializza in Ostetricia e Ginecologia all’Universita’ di Bari. Ha lavorato come ginecologo in una decina di strutture ospedaliere in Italia e all’estero. Da circa un decennio, da autodidatta si e’ dedicato alla decorazione di ceramiche artistiche. Pseudonimo: Μεθρον (Metron) che in greco indica equilibrio, misura.
Andato in pensione nel 2021 si e’ dedicato alla sua vera passione: la storia greco-romana. E’ appena uscito nel 2024 il primo volume di una trilogia, dedicata all’antica Grecia: “Miti greci e dintorni” per YCP. Dello stesso autore: Gli dei dell’Olimpo e non solo, Flauti di guerra che completa la trilogia dedicata all’antica Grecia e Il ragazzo di Ellis Island una appassionante storia di emigrazione italiana tutti editi da YCP, 2025. Esercita ancora la professione privatamente e vive a Tarquinia.

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