Raccontare una storia che si ricolleghi all’Odissea e a un personaggio come Ulisse è impresa improba. Cercherò di farlo, muovendomi in punta di piedi. Di viaggiatori verso l’ignoto ce ne furono tanti, soprattutto nel XV e nel XVI secolo. Dopo Cristoforo Colombo che navigò verso occidente per “buscar l’oriente”, è da segnalare Ferdinando Magellano, portoghese, che per conto della corona di Spagna navigò verso le Molucche trovando un passaggio a sud del continente americano, che poi prese il suo nome. Il suo ardimento gli costò la vita. Ma vorrei parlare invece di un ardimentoso poco conosciuto: “Io demolisco i ponti dietro di me, così non c’è altra scelta che proseguire.” Il norvegese, dal nome impossibile Fridtjof Nansen, il 15 agosto 1888, a meno di diciotto anni di età, si imbarca con altri cinque compagni in un’impresa mai tentata prima: l’attraversamento della Groenlandia sugli sci. Partono da Umivik per raggiungere il 12 ottobre dello stesso anno Godthåb, sulla costa occidentale, percorrendo circa cinquecento sessanta chilometri in poco meno di due mesi e arrivando, durante il percorso, a superare altitudini di oltre tremila metri. Non male come prima impresa! Dopo questa, Nansen compie molte altre imprese, fra le quali una in particolare, degna di nota. Dopo un viaggio di circa tre anni, arrivò nei dintorni del Polo Nord, toccando posti dove il piede umano non si era mai poggiato. Questo è un uomo dalla vita veramente straordinaria. Dopo un periodo da studioso, in cui utilizza le sue grandi capacità al servizio della scienza, Fridtjof diventa un diplomatico. In breve tempo diventa alto commissario della Società delle Nazioni. Mette il suo talento al servizio delle migliaia di apolidi, che, in seguito alla prima guerra mondiale, avevano perso la cittadinanza. Non possono emigrare e non hanno diritti nelle nuove nazioni che sono nate, una situazione surreale. Egli crea il “passaporto Nansen”, un documento che dà una nuova identità a questi derelitti e consente loro di emigrare dove possono. Qui vediamo il grande pragmatismo dell’uomo, che giunge direttamente al suo scopo, che è anche il bene altrui. Si occupa instancabilmente di varie criticità del tempo (sulla Terra non mancano mai). Parlo della carestia in Unione Sovietica, della guerra greco-turca e del genocidio degli Armeni (1915/1923). Una Gaza del tempo. Questo galantuomo riceve il Premio Nobel per la pace nel 1922 e mai premio fu più meritato (qualche anno dopo però lo hanno dato anche a un certo Obama, bombardatore seriale, a Dario Fo e a Bob Dylan). Muore nel 1930 a sessantotto anni. Né la società delle Nazioni, né tantomeno l’Onu hanno mai avuto, a mio parere, un uomo migliore. Mi piace immaginarlo tra i Campi Elisi, fra i giusti! Mi domando come uomini di questa levatura vivano nell’oblio totale e non vengano ricordati nelle scuole come esempi positivi da seguire. Ne riposano tanti nei cimiteri e a volte dispersi in mare o chissà dove, senza che nessuno neanche la storia se ne prenda carico e li citi a esempio. Non fanno presa sull’opinione pubblica, meglio parlare dei bricconi travestiti da maestri!
Anche questo articolo proviene da: Miti greci e dintorni di Nino Salzone alias Cenides YCP 2024


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