Dedalo è un personaggio mitico che si prende a riferimento come padre della scultura arcaica. Il suo nome deriva da dedalein, “costruire bene”. Presto la sua genialità diventò poliedrica e abbracciò vari campi dell’arte. Forse ateniese di nascita, in ogni caso sviluppò la prima parte della sua storia nell’odierna capitale della Grecia, città a me molto cara. Ebbe un allievo, Talo, che era anche suo nipote. Presto l’allievo superò il maestro e Dedalo scoppiava d’invidia. Questo sentimento, non degno di un artista di quel calibro, lo portò a uccidere il nipote. Veramente una cosa indegna, e gli Ateniesi, nonostante il suo valore, lo condannarono a morte. Ben fatto, se non fosse che Dedalo, capita l’antifona, scappò a Creta.103 Al re Minosse non parve vero che sulla sua isola fosse arrivato, fuggitivo, qualcuno che poteva dare lustro al suo regno. Ma ancora più contenta fu la regina Pasifae, madre di Arianna e del Minotauro. Questa “sporcacciona” si fece costruire un attrezzo a forma di mucca, nel quale poteva entrare per potersi accoppiare con un toro. Vedete un po’ cosa le passava per la testa! Per imprigionare il mostro, nato da questa unione contro natura, il minotauro, Dedalo costruì a Cnosso104 il labirinto, la famosa costruzione nella quale una volta entrati difficilmente si riesciva a uscire, simbolo di complessità e di inestricabilità. Abbiamo già parlato nel capitolo dedicato a Teseo e Arianna della simbologia e della valenza anche psicologica di questa struttura. Dedalo lavorò a lungo per Minosse, che però, per via di questa pruriginosa vicenda della moglie, lo imprigionò. Ci pensò Pasifae, legata a Dedalo da chissà quali segreti, a liberarlo. Ma Minosse, veramente incavolato, aveva preso le sue precauzioni e attuò un blocco navale. Nessuna imbarcazione poteva attraccare o salpare da Creta fino a nuovo ordine. Quel diavolone di Dedalo se ne inventò però un’altra delle sue. Costruì delle ali fatte di piume e incollate con la cera per sé e per il figlio, Icaro. Entrambi salirono su un’altura e presero il volo. Dedalo raccomandò a Icaro di volare basso, ma il figlio, estasiato dall’emozione del volo, si innalzò troppo vicino al sole, cosicché la cera si sciolse e Icaro cadde in mare vicino all’isola di Samo, mare che porta il suo nome, e morì.105 Su questo vorrei soffermarmi un attimo. La simbologia del mito mi pare abbastanza chiara. Non si possono sfidare così gli dei! Il volo all’epoca non era una prerogativa umana e sfidare così le divinità, anche innalzandosi al di sopra di loro, necessitava di una grande prudenza. Dedalo fu abbastanza accorto, da uomo esperto, a non rischiare. Tutto quello che poté fare fu avvertire il figlio, ma questo spesso non basta. Nemesi è dietro l’angolo e non perdona, caro Icaro! Dedalo, nonostante la grave perdita, proseguì nel volo e atterrò a Cuma, in Campania, dove costruì un tempio con il tetto d’oro in onore di Apollo (vedete la riconoscenza, sempre presente, in ogni impresa !?). Dopo aver effettuato diversi lavori in Campania, Dedalo si trasferì in Sicilia a Camico, alla corte di re Cocalo, dove si guadagnò il favore delle figlie, costruendo dei giocattoli complicatissimi, simili a dei robot. Le figlie di Cocalo provarono in tutti i modi a difenderlo da Minosse, che cercava Dedalo per mare e per terra.Il mito narra che Minosse, per scoprire se quell’uomo nascosto era Dedalo, consegnò a Cocalo una conchiglia dicendo che avrebbe dato una lauta ricompensa a chi avesse fatto passare attraverso i meandri della coclea della stessa un filo di lino. Sapeva bene che solo un’intelligenza, come quella di Dedalo, poteva risolvere un tale problema. Così fu. Dedalo fece un forellino nella conchiglia e fece colare del miele, poi legò il filo di lino a una formica e il gioco era fatto. E anche qui rivediamo il vecchio orgoglio intellettuale greco. Dedalo avrebbe potuto sottrarsi alla sfida che rischiava di costargli la vita, ma non lo fece, per superbia, per orgoglio e per spirito di competizione. Non finisce qui. Praticò un buco sul tetto e fece cadere pece bollente su Minosse mentre stava facendo il bagno, così lo uccise e si salvò da quella caccia senza quartiere. Dopo questo pare che sia finito in Sardegna a occuparsi di nuraghi. Eh insomma, lo definirei un briccone geniale, questo Dedalo. Ammazzò per invidia il nipote più bravo, si mise al servizio di una regina un po’ ninfomane, e scappò in maniera rocambolesca dal suo benefattore. Ma non è finita. Sfruttò il favore delle figlie di un re amico per farne fuori un altro che lo voleva morto. E Icaro? Come possiamo definirlo? Un giovane sprovveduto che non ascolta i consigli. Un adolescente non pronto a un’impresa impossibile. Oppure una vittima sacrificale della solita Nemesi per punire l’arroganza del padre. Forse tutt’e tre le cose messe insieme. Questo avviene nel mito!
Miti greci e dintorni ycp 2024


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